Percorso

Con la scoperta del ferro l'uomo primitivo spiccò un grandissimo salto di qualità: la sua vita ebbe i primi strumenti da lavoro non deperibili nell'immediato e poté fabbricarsi armi ed attrezzi per la difesa e per la caccia. Il legno aveva lasciato il suo posto ad un materiale molto più resistente per la costruzione di un mezzo che avrebbe rivoluzionato l'agricoltura: l'aratro. Nel 2000 A.C. l'uomo manipolando il ferro si accorge che lo stesso se riscaldato e poi raffreddato, diventa più resistente; scopre così la tecnica di "rinvenimento". Con il passare degli anni inventa il primo forno per la fusione dei metalli : aveva scavato nel suolo un pozzetto, di forma circolare, lo aveva rivestito di silice e vi aveva praticato un foro per il tiraggio; una volta acceso il fuoco lo alimentava affinché nel suo interno raggiungesse un temperatura tale che il minerale arrivasse al punto di fusione. Ad avvenuta fusione della "cuprite" il metallo si depositava sul fondo del pozzetto abbandonando le sue scorie in superficie e, ad avvenuto raffreddamento, diventava massello pronto per una nuova lavorazione. Nasceva a questo punto la figura del fabbro che costruiva strumenti e attrezzi da lavoro.

Successivamente l'arte metallurgica, per la necessità di difendersi o per l'avidità di espansione, diventa alleata della guerra e così comincia a costruire "le armi". Con il passare degli anni, fortunatamente, la lavorazione del ferro, accanto alle armi e agli utensili, si dispiega nella bellezza e nella fantasia dando vita a tantissimi prodotti di abbellimento, conquistando una leggerezza aerea e diventando ornamento. A questo punto il fabbro, diventa "artista". L'uomo che nella sua fucina, avvolto dalle scintille, domava con forza erculea la materia per consentire la sopravvivenza di altri uomini, si trasforma in poeta; può finalmente liberarsi del pesante ruolo di fabbricante di armi, per esprimere la sua individuale visione della bellezza. Il ferro si piega, potremmo immaginarlo più docile, interpreta forme più varie e più fantasiose, è come un cavallo che il padrone scioglie dal compito di trascinare un carro pesante, per lanciarlo ad un galoppo liberatorio senza restrizioni utilitaristiche. Frosolone ebbe il suo primo centro abitato in montagna, a 1200 metri sul mare, e furono i Sanniti i primi abitanti, un popolo che divenne stanziale da migratore che era prima dell'avvento dell'aratro e che unì la lavorazione dei campi alla pastorizia: difatti per ottenere i prodotti della terra bisogna aspettare il tempo della raccolta e curare nel frattempo le piante.

A tal uopo servivano già allora piccoli attrezzi per tagliare, zappare, muovere le zolle, potare, tagliare, raccogliere frutti o sezionare la selvaggina o gli animali allevati. I Sanniti, come tutti i popoli dell'età del ferro, avevano i loro bravi artigiani anche se non è possibile accertare se le fabbricazioni avvenissero sulla montagna di Frosolone, nella zona chiamata le Civitelle, dove ancora vi sono resti di mura ciclopiche, testimoni di quell'antica civiltà. L'antica Fulsulae, il villaggio originario dell'attuale Frosolone, fu distrutto dai romani quando essi misero a ferro e fuoco tutte le città sannite vendicando la terribile sconfitta subita in precedenza alle Forche Caudine. E' solo ipotizzabile come fosse stato ricostruito un villaggio in zona: i sopravvissuti scesero più a valle dove il clima era più mite, dove essi, senza l'apporto dei maschi giovani uccisi dai romani, potevano con più facilità trovare il modo di vivere lavorando serenamente la terra. Il nuovo villaggio già era l'attuale sede di Frosolone: qui giunse un nuovo popolo, ricco d'entusiasmo, con la voglia di fare e con la ricerca di un luogo finalmente di pace e tranquillità. L'origine della lavorazione dei metalli a Frosolone può farsi risalire, con una buona probabilità, a questo periodo dei Longobardi (V° secolo dopo Cristo), quando essi scesero al sud Italia fondando il ducato di Benevento e Spoleto. Se così fosse si tratta di 1500 anni di storia per l'artigianato tipico delle forbici e dei coltelli. Inizialmente sicuramente si lavoravano attrezzature da lavoro per l'agricoltura e la pastorizia, oltre che per altri tipi d'impieghi collegati comunque con il lavoro manuale e l'economia dell'epoca. Non è un caso che il quartiere originario per la genesi urbanistica di Frosolone centro sia quello ancora denominato di S.Angelo e sito nel cuore della zona storica con al centro la chiesa di S.Michele. I Longobardi scelsero appunto questo santo come loro protettore quando si convertirono al cattolicesimo e si stabilirono definitivamente nella penisola italiana deponendo le armi. S.Michele Arcangelo che combatte e sconfigge il demonio ed il male meglio di altri santi rappresentava lo spirito guerriero del popolo longobardo. Questa tesi è anche sostenuta da Michele Colozza nel suo libro, ultimamente ristampato dalla Provincia di Isernia, su "Frosolone dalle origini all'eversione dal feudalesimo". La lavorazione dei ferri taglienti ha radici molto antiche, risalenti all'epoca medievale: in tale periodo, con la migrazione di artigiani lagunari, si apprese anche nelle nostre terre l'arte della forgiatura dell'acciaio. Tale arte si perfezionò nei secoli, con la produzione di armi per gli eserciti, fino a diventare, agli inizi dell'ottocento, arte della fabbricazione di oggetti più di uso domestico e generale, imponendosi come attività preponderante nel XIX secolo. Questa evoluzione è da collegare da una parte ai governi napoletani, che si sforzarono di promuovere realtà microindustriali e dall'altra alla più generale trasformazione storica dell'Italia. Il trattamento dell'acciaio divenne elemento caratterizzante di Frosolone sia per il numero di addetti sia per i risultati ottenuti. Nel 1828, infatti, i fratelli Fazioli ottennero la medaglia d'argento all'Esposizione Artigiana di Napoli, dando all'industria frosolonese un poderoso incremento e conquistando fama sul mercato nazionale; quando morirono una maestranza operosa e valente ne proseguì l'indirizzo e la scuola. Al fine di sviluppare al meglio la lavorazione dell'acciaio e di agevolare l'acquisto della materia grezza e di curare con criteri moderni lo smercio della produzione, fu costituita nel luglio del 1907 la "Cooperativa dell'acciaio lavorato".

La legge Orlando del 1908, però, ne provocò lo scioglimento. I consociati smisero di lavorare come tali e a poco a poco presero la via delle Americhe in cerca di sorti migliori. Ai primi del '900 si tentò ancora la via dell'associazionismo, ma i disastrosi eventi della guerra e le crisi economiche resero difficili le condizioni di vita della gente e ostacolarono le possibilità di sviluppo dell' artigianato locale. L'ultimo e più fortunato tentativo di consociativismo fu realizzato nel 1945 e si legò ai nomi prestigiosi delle più affermate fabbriche locali: Fraraccio, Tasillo, De Luca e Permanente. L'associazione si sciolse nel 1988. In questo stesso periodo la lavorazione dei coltelli aveva già assunto una forte connotazione industriale, pur essendo gestita completamente a conduzione familiare. L' attività di lavorazione artigianale dell'acciaio è tutt'ora svolta con successo e si è affermata per finezza e prestigio sul mercato italiano ed estero. Delle decine di piccole botteghe artigiane del secolo scorso sono rimaste poche ancora in attività. Dopo l'introduzione sempre crescente della macchina e dell'automazione le botteghe sono andate scomparendo o per una naturale chiusura, con la morte dei vecchi artigiani, o per l'aggregazione avvenuta tra di loro a formare piccole fabbriche organizzate con criteri di produzione differente. Si è, infatti, dovuto far fronte ad un mercato che richiedeva prezzi competitivi insostenibili per un artigianato basato unicamente sulla lavorazione a mano. Le piccole, ma intraprendenti, fabbriche nate negli scorsi decenni hanno saputo affrontare la nuova situazione ed ora contano numerosi dipendenti. Hanno tutte un fatturato sempre crescente, creano nuovi posti di lavoro, sono penetrate nel mercato nazionale ed estero. Si producono principalmente forbici e coltelli a serramanico di tutte le dimensioni di svariate tipologie. Ognuno ha il proprio o i propri marchi anche se negli ultimi anni si è tentato più volte di inserire, sotto forma di consorzio, un unico marchio che attestasse la provenienza locale di tutta la produzione: una sorta di garanzia per il mercato che conosce da tempo Frosolone ed i suoi artigiani. Forbici, coltelli, bisturi, pugnali, sciabole e arnesi da taglio di qualsiasi foggia, si possono trovare e comprare nelle fabbriche e nei negozi specializzati o direttamente dall'artigiano, che ancora esiste in qualche vicolo, chino sulla sua piccola forgia, intento a curare minuziosamente il suo certosino lavoro.