Percorso

Mar08Giu201009:53

Si può arrivare a Frosolone, a metà strada tra Isernia e Campobasso, sulle montagne del Molise, da tre direzioni principali: da sud, da nord provenendo da Civitanova del Sannio e da ovest provenendo da Macchiagodena. Nel primo caso si nota da lontano il centro urbano, molto compatto, posto su un colle fra due torrenti laterali. Era il modo tipico di costruire i villaggi degli antichi longobardi. E, infatti, la chiesa di più vecchia origine è proprio San Michele Arcangelo, in onore del santo scelto come protettore da quel popolo quando si convertì al Cristianesimo e arrivò fino al sud Italia, formando il ducato di Spoleto e Benevento nel sesto secolo d.C. Da nord, invece, si può vedere la costa più ripida e, in alto a essa, le case della parte più storica di questo paese, ossia il quartiere attorno alla suddetta chiesa. Chi viene da Macchiagodena scopre, da Colle Pulcino, i tetti, i campanili, le costruzioni più moderne e le pareti illuminate dal sole. In ogni caso lo sguardo va anche oltre, verso la montagna che si difende da tutte le ingiurie del mondo di oggi e mostra di sé l’anima gentile, umile e forte.

A un occhio attento non sfuggono le tracce di un insediamento molto più antico rispetto a tutto ciò che appare: si tratta di una città sannitica, risalente al primo millennio a.C. Di essa si scorge un tratto delle lunghissime mura di cinta, (le Civitelle), definite ciclopiche per la grandezza dei massi che le compongono, scendere appena sotto il bosco, sulla destra del Gonfalone, il monte simbolo di Frosolone. Poi c’è il centro storico, l’abitato distrutto dal terremoto del 1805 e ricostruito con pazienza durante tutto il milleottocento. Segni di quello che era prima, sono ben visibili, camminando per le strade e i vicoli che formano una struttura urbana particolare e molto interessante. Le case di pietra parlano a chi ha orecchie per ascoltare e occhi per guardare e indagare nella pace dell’aria che si respira.

Qui ci si immerge in un mondo arcaico fatto di montagna, prati, rocce, laghetti e di pascolo, ma anche di archeologia oppure di artigianato che tenta di non morire, di cielo azzurro, di sole e di vento che sente e risponde al cuore di tutte le persone innamorate di storia dell’uomo e di natura.